Itinerari storici ed artistici



Il torrente Corno dà il nome (forse per la sua forma a curve ed anse) al paese, che è nominato nei documenti fin dal XIII sec come "Cornium" e "Cornum".
E’ del 1211, infatti, la prima attestazione “in loco qui dicitur Conium
 

Itinerari

Sono probabilmente il corniolo e la rosa a dare il nome a questo paese, riparato da un anfiteatro di colline eoceniche ricche di depositi fossiliferi, che è riuscito a coniugare lo sviluppo dell’artigianato ed industria, collegata alla produzione del legno, e della viticoltura di pregio con la valorizzazione del patrimonio naturalistico che fa da supporto allo sviluppo dell’agriturismo e dei bed&breakfast.

Il territorio comunale fu sede di insediamenti umani fin dal mesolitico. Sono state ritrovate diverse tracce di insediamenti risalenti all’epoca romana, una fornace, una Villa, tracce della strada che collegava Forum Julii (Cividale) e il Pons Sontium (Isonzo), dove si collegava alla via consolare fra Aquileia ed Emona (Lubiana). Abitato anche nell’alto Medioevo, il sito appartenne ai patriarchi di Aquileia, che nel 1135 lo cedettero all’Abbazia di Rosazzo.

Di grande importanza storica per il nostro territorio, l'Abbazia di Rosazzo fu fondata attorno all’800 d.C. dall’eremita Cristinao Alemano. Nei secoli fu centro di cultura e religione ed ebbe importanza pure per lo sviluppo sociale ed economico. Per la sua posizione strategica fu identificata come una rocca militare e presa di mira in tutte le guerre dei secoli seguenti. Subì l’assedio degli Ungari (1422 e 1431) e nel 1509 il monastero venne distrutto con massacro dei suoi abitanti. Nel 1533 l’abate Gian Matteo Giberti fece eseguire il restauro e la ricostruzione della Chiesa di S.Pietro con affreschi eseguiti dal pittore Torbido di Verona. Nel 1823 Emanuele Lodi fece trasformare il Monastero in villa, luogo di vacanza degli Arcivescovi di Udine. Nel 1994, terminati i lavori di restauro che hanno riportato l’Abbazia all’antico splendore, è stata riaperta ai fedeli e ai turisti come pure i suoi spazi espositivi per realizzare un centro culturale sperimentale, religioso con convegni, seminari e corsi di studio.

Un documento del 1292 cita il Castello di Gramogliano, proprietà degli omonimi signori, fedeli al Patriarcato di Aquileia: dopo il loro avvicinamento ai conti di Gorizia, all’inizio del 300, le truppe del Patriarca Ottobono circondarono il maniero e ne saccheggiarono i dintorni. Passato in feudo ai signori di Herbenstein, il fortilizio fu preso e atterrato nel 1353 dal patriarca Nicolò di Lussemburgo, ma i conti di Gorizia nel 1377 ne decisero la ricostruzione e riuscirono nell’intento solo nel 1424; appena ultimato il castello fu occupato dalla Repubblica Veneziana, che lo infeudò ai conti Zucco-Cuccagna. Nel 1431 il patriarca Ludovico di Teck, impegnato nel tentativo di riprendere i territori sottrattagli dai Veneziani, mise a ferro e fuoco una vasta parte delle colline orientali, compreso il paese di Corno. Questo insieme al castello di Gramogliano, nel 1509, furono poi devastati dalle milizie guidate dal duca di Brunswich. Purtroppo delle cinque torri originarie resta solo la torre centrale, alta 12 metri, con una circonferenza di 16 metri, di pietrame smussato e ciottoli di fiume.

Risale al XIII sec. Villa Torriani. Fu costruita dai conti Zucco-Cuccagna nel tardo 1200 però di quel periodo si conservano minime tracce. L’impianto è a forma di ferro di cavallo, di cui una parte adibita ad abitazione, l’altra a deposito e cantina: conserva nel suo giardino una vera da pozzo del 1200 ed internamente vi è lo stemma in pietra degli Zucco con il motto ‘hic vivida virtus’.

Ricorda la fine del dominio austriaco l’antica Osteria all’Armistizio, che si trova alle porte del paese: è celebre per il piatto, custodito in essa, nel quale la tradizione popolare vuole che, il 26 luglio 1866, le delegazioni italiana ed austriaca, impegnate nella stesura dell’Armistizio di Cormons, abbiano consumato un frugale pasto. Altre sono le testimonianze belliche, come la Stele di Visinale, che ricorda il colpo di fucile sparato da un finanziere, posto a guardia del vecchio ponte di legno della dogana, contro gli Austriaci nella notte tra il 23 e il 24 maggio 1915, che segnò l’inizio della Prima Guerra Mondiale.

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